L' Inverno 2017-2018 è finito, fra Buràn e nuovi estremi climatici, i ricordi

L’ Inverno 2017-2018 è finito, fra Buràn e nuovi estremi climatici: i ricordi

Napoli, 27 Febbraio 2018.

E’ difficile riuscire a classificare la stagione invernale appena conclusa (il 28 Febbraio, parliamo ovviamente dell’Inverno meteorologico, quello astronomico terminerà il 21 Marzo) sia in Europa che in Italia in quanto non ha presentato uno schema preciso ma una escalation di episodi estremi conclusa con l’evento di gelo e neve eccezionale degli ultimi giorni di Febbraio.

Ma facciamo un piccolo passo indietro e torniamo al punto di domanda di fine autunno, ovvero che inverno ci si aspettava: lo studio e le ipotesi (NON previsioni) dei più, basato ESCLUSIVAMENTE sull’andamento degli indici climatici previsti e i loro effetti correlati statisticamente nel corso degli anni, dava per probabile una stagione invernale un pò più fredda del normale e molto dinamica in Europa e Italia.

Roma, 26 Febbraio 2018.

Si può dire di essersi avvicinati: è stata una stagione dai mille risvolti, molto dinamica, piovosa; non è stata prevista invece l’estrema mitezza del mese di Gennaio che ha forgiato tuttavia le basi, presumibilmente, al riscaldamento stratosferico che ha poi dato vita all’ondata di gelo di cui memori tutti, anche quella assolutamente imprevedibile.

In base ai dati dell’ ISAC-CNR, l’Inverno 2017-18 in Italia è chiuso termicamente quasi in media (+0.3 sopra la trentennale di riferimento 1971/2000) ma con ben due mesi più freddi del normale e uno assai mite in mezzo (la somma di Dicembre a -0.5, Gennaio a +2.4 e Febbraio a -1.0); è stato, seppur di poco, l’Inverno più freddo dal 2012/13 in Italia nonostante quest’ultimo non registrò eventi di freddo importanti.

Firenze, 27 Febbraio 2018.

 

Venezia, 28 febbraio 2018

E’ piovuto, mediamente sul territorio nazionale, il 16% in più rispetto alla trentennale di riferimento, sopratutto grazie al mese di Febbraio che, oltre ad essere stato il mese più freddo, è risultato piovosissimo su alcune regioni.

Fatto importante, tuttavia, è che proprio per la dinamicità avuta, accompagnata spesso da episodi di freddo modesti (prima dell’ultimo di fine Febbraio), Alpi e Appennini hanno ricevuto nevicate in modo più democratico rispetto alle recenti stagioni.

 

 

Bologna, 1° Marzo 2018.

 

Torino, 1° Marzo 2018.

Ora desideriamo concentrarci sulla particolarità dell’evento di Buràn terminato qualche giorno fa perchè la dinamica che lo ha generato, oltre che gli effetti finali che l’evento ha portato con se ben più evidenti, sono destinati ad entrare di diritto nella storia della climatologia europea.

Milano, 1° Marzo 2018.

Già alla fine del mese di Gennaio lo studio delle carte della stratosfera (quella porzione di atmosfera compresa fra i 10 e i 50 chilometri di altezza circa) dava per certo un’anomalo riscaldamento (che NIENTE ha a che fare con il riscaldamento globale) conseguente, probabilmente, ad una compressione del Vortice Polare che durante lo stesso mese non aveva dato modo alcuno di interessare il comparto Europeo (ecco il perchè del mese di Gennaio assai mite): statisticamente, quando il Vortice Polare si comporta in questo modo a metà stagione, o prosegue nel suo leit motiv oppure, come nel caso avvenuto, avviene un arresto brusco, immediato, un riscaldamento che è capace di spaccarlo in due, letteralmente: avviene quindi uno split stratosferico causa, appunto, uno Stratwarming.

Lo Stratwarming non è un fenomeno di per sè eccezionale, è stato registrato spesso anche in anni recenti ma veramente in casi rarissimi questo riscaldamento è riuscito a propagarsi fino ai piani più bassi dell’atmosfera, fino alla troposfera per intenderci, dove viviamo: negli ultimi decenni ciò è avvenuto a fine Dicembre 1984 (che ha dato origine alla storica ondata di gelo del Gennaio 1985) e, per l’appunto, quest’anno.

Cosa è avvenuto, in ambedue i casi: un’enorme blocco di aria gelida, staccatosi dal Polo, passante per la Russia Europea (nel Gennaio 1985 invece scese dalla Scandinavia) è riuscito ad interessare l’intero continente.

Sebbene in Italia verrà ricordata per le grandi nevicate in città come Napoli e Roma, l’ondata di gelo siberiana ha assunto proporzioni notevoli in diversi angoli d’Europa quasi in contemporanea fra una zona e l’altra del continente: è stata questa la straordinarietà dell’evento, riuscire a vedere nevicare sia nell’estremo nord-ovest del continente (nevicate eccezionali si sono registrate nel Regno Unito) e sia sul Mediterraneo e questa la dice lunga sull’estensione della massa d’aria gelida pellicolare.

le anomalie delle temperature in Europa dal 22 Febbraio al 1° Marzo.

Oltre alle nevicate appunto, il gelo è risultato storico, per il periodo, sia in Italia che oltralpe, si è trattata infatti dell’ondata di gelo più forte dal Dopoguerra in Italia ed Europa per quanto riguarda la terza decade di Febbraio: se fosse avvenuta qualche settimana prima, come avvenne nel 2012, per esempio, si sarebbero potuti battere diversi record di gelo assoluto complice l’irraggiamento minore rispetto agli ultimi giorni di Febbraio.

E record di freddo in ogni caso, riferiti al solo mese di Febbraio, si sono battuti in Italia nelle seguenti stazioni ufficiali:

Civitavecchia Santa Marinella (AM) -2,9°C.
Frosinone (AM) -10,2°C.
Monte Argentario (AM) -7,8°C.
Monte Calamita (AM) -5,4°C.
Martina Franca (AM) -4,1°C.
Capo Mele (AM) -3,0°C.
Campobasso Monforte (AM) -10,0°C.

la mappa delle temperature in Europa la mattina del 28 Febbraio scorso: un continente quasi interamente nel freezer !

La neve è poi tornata a cadere anche sul Nord Italia fra il 1° e il 3 Marzo, regalando un inizio di primavera meteorologica fra i più freddi degli ultimi anni sulle regioni settentrionali. L’evento eccezionale, invero, ha avuto una durata breve, fra i quattro i sette giorni sul nostro paese, ben più breve degli eventi di gelo storico quali il Febbraio 1956 o il Gennaio 1985 per l’appunto ma l’estensione, la portata del gelo e degli eventi nevosi e il fatto che sia sopraggiunto il tutto alla fine dell’inverno, risultato comunque notevole, colloca questo evento – in Italia ed Europa – comunque come fra i più intensi degli ultimi decenni.

E’ possibile che anche la primavera mostrerà un volto quanto meno dinamico, ma questa sarà comunque un’altra storia …

 

Giuseppe Figliola

 

 

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