le sorti del finale d'inverno, fra Stratosfera e false credenze

le sorti del finale d’inverno, fra Stratosfera e false credenze

Era la mattina dell’Epifania del 1985 quando Roma venne imbiancata da una copiosa nevicata che diede inizio ad una delle più possenti ondate di gelo e neve che si siano mai registrate sull’Italia ed Europa negli ultimi cento anni. Quell’ondata di freddo storica in realtà ebbe più di una peculiarità, oltre a essere annoverata per i diversi record di freddo battuti in molte località: fu generata da un potente riscaldamento avvenuto ai piani alti della stratosfera, chiamato “StratWarming“, cosi potente allora che ebbe la capacità di suddividere perfettamente in due parti e a tute le quote il Vortice Polare (l’area di bassa pressione in quota presente sul Polo Nord): una di queste due piombò in maniera rapida in direzione dell’Europa centro-occidentale e del Mediterraneo, dando luogo all’ondata di gelo che annoveriamo spesso. Fu un’evento di portata eccezionale perchè quasi mai un’ondata di gelo che raggiunge le nostre zone, seppur forte, ha origine in questo modo.

la neve di Gennaio 1985 a Roma.

Uno StratWarming è in atto in questi giorni di Febbraio 2018 e la mente va subito agli eventi di quel Gennaio di trentatre anni fa: c’è subito da precisare, tuttavia, che la stratosfera subisce riscaldamenti non di rado e seppur non sia ancora perfettamente chiaro il motivo (no, non ha nulla a che fare col riscaldamento globale tutto ciò) non è affatto detto che gli effetti dello stesso si propaghino ai piani più bassi dell’atmosfera, condizionando quindi il tempo al suolo.

la previsione del riscaldamento in stratosfera a tre giorni: si denota la “bilobazione” del Vortice Polare e l’aumento di temperature netto (in rosso).

Stiamo vivendo una stagione invernale che sembrava fosse partita con intenzioni più che buone (Dicembre è stato freddo in Italia, seppur in assenza di ondate di freddo significative, l’abbiamo scritto QUI) ma Gennaio è risultato un mese para-autunnale, molto mite (addirittura fra i più caldi dal Dopoguerra nel nostro paese).

Febbraio sembra promuovere nuovamente gli scenari intrapresi col mese di Dicembre e ad inizio settimana vivremo probabilmente quella che sarà una delle parentesi di freddo maggiori di tutto l’Inverno, per l’innesto di aria fredda proveniente dal Mare del Nord (Artico-Marittima, quindi non particolarmente fredda) ma che potrebbe dar luogo a nevicate a quote collinari lungo l’Appennino.

Quello che ci si aspetterebbe dopo, a proposito di riscaldamenti stratosferici, è uno sconquassamento totale dello scenario: questo è plausibile ma, come detto, non per forza “necessario” e non per forza che riguardi la nostra penisola o l’Europa in generale: quando avvengono degli eventi meteorologici memorabili si fa subito riferimento alla possibilità che tali eventi possa essere replicati poichè le condizioni di partenza appaiono simili, seppur simili però i percorsi che portano ogni evento al suo concreto realizzo sono diversi, articolati, variabili nel tempo, nessun’evento sarà mai uguale ad un’altro e la difficoltà previsionale si accentua quanto più è raro e lontano nel tempo tale evento.

D’altronde, il pensiero comune vuole imporci che sia cosi facile prevedere il tempo a qualche giorno o addirittura settimane di distanza perchè “lo dice l’applicazione”, per fortuna la meteorologia e le scienze in generale conservano una loro dignità che va al di là dell’evoluzione tecnologica … e gli affari opportunistici di qualcun’altro.

Godiamoci questa ultima parte d’Inverno con curiosità, speranzosi ma ancora, sempre, coi piedi per terra.

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